Intervista speciale del mese a… Erika Vanzin

Oggi è nostra ospite un’autrice italiana di autorevoli Romance, Erika Vanzin, attualmente residente negli stati uniti. Abbiamo fatto una bella chiacchierata con lei che ha potuto raccontarci il suo punto di vista sulla realtà editoriale d’oltreoceano e l’abbiamo conosciuta meglio. Il nostro Claudio Secci l’ha pizzicata su alcuni aspetti non solo prettamente personali.

C – Hai una lunga e variegata bibliografia romance, e da quel che sappiamo vivi oltreoceano. Quanto è palpabile la necessità di offerta su questo genere negli States dove vivi?

E – Gli Stati Uniti sono il paradiso per gli autori romance. Un terzo del mercato del “mass market book” in US è costituito da Romance. Ci sono molti lettori che apprezzano il genere e sono sempre in cerca di nuovi autori perché divorano libri a ritmi impressionanti. Sono chiamati i “whale readers” e di solito sono organizzati in community che si scambiano opinioni e suggeriscono libri che trovano interessanti. Lanciarsi nel mercato americano è una sfida che sicuramente può portare entrate economiche  molto interessanti ma, ovviamente, la competizione è spietata. Arrivare entro le 10.000 posizioni nella classifica generale di Amazon con un primo libro, da perfetti sconosciuti, è un traguardo molto ambito.

 

C – Se dovessi riassumere in poche parole le più grandi differenze fra l’editoria italiana e quella statunitense, cosa ci diresti a riguardo?

E – Posso parlare solo per l’esperienza da autore self, perché ho scelto questa strada e non ho mai pubblicato con casa editrice, ma direi che si può riassumere tutto in due parole: 5 anni. L’industria del self publishing in Italia è in ritardo di almeno cinque anni rispetto a quella statunitense. Negli Stati Uniti è stato sdoganato ormai da anni il fatto di pubblicare in maniera indipendente e, anche se c’è ancora qualcuno che storce il naso e non considera i self “veri autori”, la maggior parte dell’industria si è adeguata a questo scenario e la maggioranza dei lettori non si pone il problema di cercare questa differenza. Attorno all’industria del self publishing si è costruita una fitta rete di figure professionali che rendono questo tipo di scelta equivalente a quella della pubblicazione tramite le case editrici tradizionali. Editor, grafici, pubblicitari sono in competizione tra di loro per accapparrarsi i nuovi autori e anche le agenzie letterarie hanno iniziato a rappresentare gli autori self per i “subrights”, che comprendono vendita diritti di pubblicazione all’estero, diritti per vendita di gadgets, merchandising, o film. Ci sono intere piattaforme di streaming (Passionflix per nominarne una) che acquistano i didritti di autori self per farne film o serie. Ci sono addirittura associazioni di categoria riconosciute per ogni tipo di genere letterario che accoglie sia auori self che quelli di case editrici. In Italia si stanno muovendo i primi passi, ci sono ancora poche figure professionali valide rispetto alla domanda, ma ci stiamo muovendo nella giusta direzione. Sono convinta che si arriverà ad avere una realtà molto simile a quella che si trova negli Stati Uniti, basta solo avere un po’ di pazienza.

C – Quando ti trasformi in lettrice e ti metti dall’altra parte della scrivania, quali sono le più grandi differenze stilistiche fra i metodi nostrani e quelli anglosassoni, a tua sensazione?

E – La principale differenza non è tanto stilistica quanto più di approcio. Le autrici americane scrivono con l’idea imprenditoriale in mente. Vedi che i loro libri sono studiati per sfruttare l’apprezzamento del pubblico verso una determinata serie e si lasciano molti spazi e appigli per tirare fuori nuove storie sempre nello stesso universo. Riescono a creare intere serie, spin-off, universi alternativi per soddisfare la domanda del pubblico. I lettori seriali vogliono saperne sempre di più su quei personaggi e le autrici americane sanno sfruttare bene queste dinamiche pur scrivendo libri autoconclusivi così, se una serie non funziona più, possono abbandonarla senza lasciare il lettore insoddisfatto.

 

C – Scriveresti sempre romance, o ti andrebbe di sperimentare qualcosa di diverso?

E – Ho già una trilogia distopica interamente pianificata e una serie urban fantasy in fase di pianificazione, ma li pubblicherò con pseudonimi. Preferisco mantenere separati i diversi lettori che magari non apprezzano tutti i generi. Da brava lettrice onnivora quale sono, non riuscirei mai a passare la mia intera vita a scrivere solo romance.

 

C – Raccontaci come vengono vissute e percepite le manifestazioni all’aperto o i vari saloni letterari nel luogo in cui vivi, relazionato a quello che hai potuto vedere in Italia.

E – Purtroppo mi sono trasferita a inizio pandemia, a gennaio 2020, e qui ancora si celebra online almeno fino al 2022. Non ho potuto vivere di persona gli eventi a cui avrei voluto partecipare, ma sicuramente, quando si potrà di nuovo organizzare eventi, sarò la prima a comprare il biglietto.

C – Quando leggi sei proiettata verso gli emergenti o i blasonati?

E – Ho alcuni autori che stimo di cui compro il libro appena esce, a scatola chiusa. Di solito sono grossi nomi sia italiani che stranieri, ma la maggior parte del tempo leggo autori emergenti, soprattutto self. Purtroppo negli ultimi anni molte grosse realtà editoriali hanno deciso di puntare su nomi che hanno parecchia visibilità online ma che non riscontrano i miei gusti. Diciamo che quando vedo in libreria la famigerata fascetta “milioni di lettori online” (che siano follower o visualizzazioni), non compro a scatola chiusa, prima verifico che effettivamente la casa editrice abbia fatto un lavoro su quel libro, poi, eventualmente, lo compro se la trama mi interessa. Con gli autori emergenti mi affido soprattutto alla trama che trovo online per scegliere il libro, difficilmente leggo le recensioni.

C- Come sei arrivata al romance e perché questa scelta?

E – La risposta è molto semplice: amo leggere i romanzi rosa. È stata la scelta più naturale, visto che è qualcosa che mi appassiona e che mi piace scrivere. Con gli anni mi sto cimentando anche in altri generi, ma il romanzo rosa resterà sempre quella parte confortante del mio lavoro in cui mi piace rifugiarmi, esattamente come mi capita quando ho bisogno di leggere qualcosa di familiare. Nella mia testa ci sono talmente tante storie che vorrei raccontare, che non credo abbandonerò mai del tutto il genere, anche se sono curiosa di natura e mi piace sperimentare con altri tipi di scrittura. Grazie al Csu per questa bella occasione !

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