Recensione di “Isolati” di Iris Bonetti – a cura di Claudio Secci

Avevo già letto “Empatia” di quest’autrice. Si piomba nella storia e nelle prime pagine la mente avverte odori e sapori di storia già sentita: sei naufraghi su un’isola deserta. Nelle prime pagine mi sono intimorito e ho involontariamente creato un piccolo pregiudizio che, avendo letto l’ottimo “Empatia” prima, voleva guastarmi la festa e riportare a un livello terrestre le abilità di Iris, che conosco anche personalmente. Qu

ello di dover rendere subito tridimensionali i personaggi l’ho trovato una scelta un po’ azzardata, quasi come se avesse il timore e la fretta di dover subito identificare i sei componenti del gruppo in modo maniacale tralasciando forse un pathos che nella prima parte del libro viene un po’ a mancare. Il pathos della narrazione arriverà più in là, in parallelo alla crescita del ritmo generale. Un’isola sconosciuta, Nawataee, un aereo che precipita e riesce ad atterrare e sei persone che avranno a che giocarsela con dei nativi particolari. Avril, l’unica donna (forse quella che ha entusiasmato meno come personalità), e cinque uomini (e questa è una prospettiva singolare e poco gettonata nelle storie di questo tipo) dovranno reinventarsi e ritarare le proprie attitudini quando saranno costretti a misurarsi con la sopravvivenza, e ovviamente iniziano i problemi anche di competizione, non soltanto sessuale. La tavola è apparecchiata di uno scenario di cattività dove non solo scarseggia ciò che serve per vivere ma ci si mescola quindi a una comunità autoctona molto complicata. In queste ambientazioni il cervello del lettore ha capacità di adattamento e immedesimazione molto accese e spinte all’estremo, e si finisce inevitabilmente per tifare per l’uno o per l’altro e preferire di inserirsi negli occhi di uno dei protagonisti. Come nel romanzo “Empatia”, Iris ha dimostrato capacità di gestione laddove più personaggi sono primari e tutti necessitano di una caratterizzazione e di scansione delle azioni.

La scrittura di Iris è penetrante, tagliente e lenitiva allo stesso tempo, camaleontica e spinta fino all’atomo della percezione dell’emozione, qualità che spicca più di altre nell’approccio dell’autrice verso lo storytelling.

“Il sommesso ritmo di fondo della macchina cuore-polmone, che garantiva la circolazione extracorporea del tredicenne Bastien Duval, scandiva il tempo che passava. Da quasi quattro ore il suo cuore era esposto alla sala operatoria, fermo e svuotato dal prezioso plasma che circolava attraverso un macchinario esterno, allo scopo di consentire al chirurgo di agire sull’organo cardiaco.”

Come in Empatia, competenza medica ricercata per trasmettere dettaglio conoscitivo e immedesimazione attendibile.

“Non era certo che lei si riferisse solo a una rinascita spirituale, era più facile che mirasse a qualcosa che andasse oltre. Una meta che comprendesse loro due come coppia. Il pensiero gli balenò nell’attimo in cui si concesse di immaginarsi felice.”

Le indirette sono dosate sapientemente, i dialoghi non sono mai predicozzi e l’autrice non didascalizza mai oltre il dovuto, contagocciando le informazioni e spalmandole nel tempo come se scrivesse da sempre. Nel suo modo di alternare dialoghi a indirette mi ha ricordato un libro che ho letto da poco, “Un incantevole aprile” di Elizabeth Von Arnim, fra quelle straniere che stimo. ISOLATI è l’esempio di come si può stravolgere un ambientazione clichè e renderla unica, personalizzandola, tirando il meglio della sua ispirazione magari più in là nella narrazione. Questo è un libro al quale bisogna dare fiducia, perché le emozioni ci saranno, e soprattutto si passerà attraverso tante telecamere e palpitazioni di tipo diverso, come già era avvenuto per Empatia, che nel complesso posiziono comunque un po’ al di sopra questo romanzo.

Genere: Avventura. Consigliato agli amanti della categoria.

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